
La leadership del cambiamento di Ilaria Lodigiani, dall'Università di Pavia ai vertici di Barilla
Published on October 28, 2026
Dalle aule dell'Università di Pavia ai vertici del marketing internazionale.
In questa intervista della rubrica #AlumniStories, incontriamo Ilaria Lodigiani, un'alumna che ha guidato progetti e trasformazioni in aziende globali come Heineken, Microsoft, Vodafone e Barilla, contribuendo al lancio di brand, categorie e strategie che hanno lasciato il segno nei mercati di tutto il mondo. Un racconto di visione, coraggio e leadership al servizio dell'innovazione.
Ilaria, qual è il tuo "super potere", la tua competenza distintiva che ritieni abbia contribuito maggiormente al tuo percorso?
Il mio "super potere" è la capacità di coniugare una visione strategica di lungo periodo con un'esecuzione rigorosa e orientata ai risultati (il business turnaround), il tutto tenendo al centro le persone.
Se guardo al mio percorso, che si tratti di sbloccare il declino storico della categoria pasta in Barilla, lanciare una categoria globale di successo come Heineken 0.0 in oltre 100 mercati o ricostruire da zero il dipartimento Marketing di Barilla, il filo conduttore è sempre lo stesso: saper guidare la trasformazione organizzativa e di portafoglio, affrontando la complessità con resilienza, agilità e un forte focus sulla crescita profittevole.
Qual è stata un'esperienza e/o una persona in Università a Pavia che ha lasciato il segno nel tuo modo di lavorare?
Gli anni all'Università di Pavia sono stati formativi non solo per le basi teoriche, ma soprattutto per il contesto stimolante e il rigore intellettuale che caratterizzano l'Ateneo. Più che una singola persona, a lasciare il segno è stata la vivacità di un ambiente accademico che ti spinge a pensare in modo strutturato, a metterti in discussione e a sviluppare quella curiosità intellettuale che oggi mi permette di adattarmi rapidamente a nuove sfide in settori e geografie differenti.
Ci racconti in poche parole il tuo percorso dopo l'Università di Pavia?
È stato un viaggio entusiasmante, dinamico e in continua evoluzione, che mi ha portato a lavorare sia in Italia sia all'estero, tra Amsterdam e Milano, e in multinazionali leader di diversi settori, dal beverage al food, dalle telecomunicazioni alla tecnologia:
• Gli inizi: ho mosso i primi passi nel marketing tra Heineken e Ferrero, contribuendo a costruire le fondamenta della celebre Ichnusa Cruda e occupandomi dell'innovazione globale per Kinder e Tic Tac.
• La crescita in Italia: ho guidato l’advertising per Vodafone Italia e ho ricoperto il ruolo di Marketing Director Microsoft Devices in un momento di profonda trasformazione culturale derivante dall'acquisizione di Nokia.
• La dimensione internazionale e il ruolo C-Level: sono tornata in Heineken come Global Director Low & No Alcohol, concependo e lanciando a livello mondiale Heineken 0.0. Successivamente sono approdata in Barilla, dove, in qualità di Chief Category & Marketing Officer e membro dell'Executive Committee, ho guidato la strategia globale, la trasformazione del portafoglio Pasta, Condiments & Bakery e la crescita di marchi iconici come Barilla, Wasa, Mulino Bianco e Harrys.
Che consiglio daresti oggi a uno studente o a un giovane laureato dell'Università di Pavia?
Il mio consiglio è di coltivare la curiosità, l'audacia e di non avere paura del cambiamento. Siate resilienti e agili: il mondo del lavoro corre veloce e le competenze tecniche sono importanti, ma ciò che farà davvero la differenza è la vostra flessibilità mentale e la capacità di adattarvi a contesti complessi.
Non cercate la strada più comoda: accettate le sfide difficili, quelle in cui c'è un'inversione di tendenza da guidare o un territorio inesplorato da costruire. È lì che si impara di più e si accelera la crescita professionale.
Investite sulle persone: il business è fatto di relazioni, empatia e inclusione. Saper ascoltare e valorizzare i team è la chiave del successo nel lungo periodo.
Che cosa significa per te essere parte di una comunità Alumni? Quale valore vorresti restituire agli studenti?
Essere parte di una comunità Alumni significa condividere radici comuni e un patrimonio di valori, ma soprattutto creare un ponte generazionale. Significa fare in modo che l'esperienza accumulata sul campo, attraverso successi, errori e trasformazioni aziendali, possa diventare una bussola o un'ispirazione per chi sta muovendo i primi passi oggi.
Il valore che vorrei restituire agli studenti è la consapevolezza che, con determinazione, passione e il coraggio di osare, partendo dalle solide fondamenta della nostra formazione universitaria, non esistono confini geografici o professionali che non possano essere superati.
Una decisione che ha cambiato la tua carriera?
La decisione di accettare il ruolo di Global Director Low & No Alcohol in Heineken ad Amsterdam. Lasciare la comfort zone locale per assumere una responsabilità globale su una categoria completamente nuova, Heineken 0.0, ha rappresentato un vero e proprio punto di svolta.
Quella scelta ha richiesto di ridisegnare le regole del gioco in oltre 100 mercati, cambiando la percezione di un intero settore industriale e dimostrandomi che, con una visione chiara e una capacità di esecuzione rigorosa, è possibile generare impatti dirompenti su scala globale.
Qual è il miglior consiglio che hai ricevuto?
"Non gestire il presente, costruisci il futuro. Se una cosa funziona già, il tuo compito è capire come farla evolvere prima che sia il mercato a costringerti a farlo."
Questo insegnamento mi ha guidata in ogni mia esperienza executive. Nel marketing e nella direzione di business, la tendenza naturale può essere quella di proteggere lo status quo o concentrarsi esclusivamente sulle metriche di breve termine. Questo consiglio mi ha insegnato a guidare con coraggio l'innovazione di rottura, anticipando i bisogni dei consumatori anziché limitarmi a reazioni tattiche.
L'errore da cui hai imparato di più?
L'errore è stato pensare che un'ottima strategia e dati inconfutabili bastassero da soli a guidare il cambiamento.
Ho imparato a mie spese che la strategia senza l'ingaggio profondo delle persone e la cura della cultura aziendale non va da nessuna parte. In contesti complessi e multinazionali, puoi avere il piano di turnaround perfetto sulla carta, ma se non dedichi il tempo necessario ad ascoltare i team, ad allineare gli stakeholder chiave e a creare un ambiente inclusivo in cui tutti si sentano parte della visione, l'esecuzione rallenta o fallisce.
Da quella lezione ho tratto una delle mie convinzioni più forti: la crescita del business è sempre la conseguenza diretta della crescita e del coinvolgimento delle persone.
Grazie Ilaria, sei stata fonte di grande ispirazione.
Grazie Ilaria, sei stata fonte di grande ispirazione.
